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La città
Lo Stemma e il Gonfalone della Città

Decreto Dicembre 1934 - Stemma e Gonfalone della CittàNon è certo il caso di fare inutile erudizione, facile a raccattare nelle tante importantissime pubblicazioni e monografie, negli studi dotti e profondi dello Spagnolio, nel suo De Rebus Rheginis (manoscritto del sec. XVI-XVII); o nei lavori dello Spanò Bolani (Storia di Reggio di Calabria, Napoli, 1857; Lettera 9 Aprile 1871, pubblicata nel periodico La Zagara, vol. 2, pag. 119 e segg.); di Cesare Morisani (Rivista storica calabrese, Reggio, 1897, anno V, fasc. 39-40); di Antonio Sino poli Battaglia (Arme della città di Reggio Calabria, tip. Siclari, Reggio, 1897); o in altre note critico storiche. Crediamo che nella monografia del nostro concittadino, mons. Antonio Maria De Lorenzo, Arcivescovo titolare di Seleucia Jsaurica, edita nel 1903, Egli, severo cultore di storia e sapiente indagatore negli archivi, abbia meravigliosamente, con precisione, riassunte le precedenti notizie pubblicate da altri, e abbia, definitivamente, documentata l'antichissima tradizione nella città di Reggio al culto verso il patrono, S. Giorgio, il cavaliere dei santi, il santo dei cavalieri, di cui canta il Carducci, esaltandosi nell'ammirare la statua di Donatello:

Degno, San Giorgio (oh!, con quest'occhi lassi
il vedess'io) che innanzi a te ne l'armi ,
un popolo d'eroi vincente passi

E l'origine del culto reggino a S. Giorgio è, concordemente, determinata nell’anno 1086.

Molte chiese gli furono dedicate in Reggio: San Giorgio di Sartiano in La Judeca; S. Giorgio di Lagonia; S. Giorgio intra moenia e S. Giorgio extra moenia.

In S. Giorgio intra moenia, parrocchia tuttora esistente, nel cuore della città, o S.Giorgio de Gulpheriis, ai piedi dell'altare del Santo Patrono, si chiudeva, ogni anno, il solennissimo atto delle elezioni municipali.

“Esse incominciavano al palazzo di città con la solenne pubblicazione delle liste elettorali, già precedentemente compilate dalla legittima deputazione in presenza del R. Governatore; proseguivano ivi stesso con l'elezione dei consiglieri, da compiersi per sorteggio; e poi con la segreta votazione dei soli consiglieri eletti, che decideva della scelta dei tre Sindaci. Per tre eligendi, però, si ritenevano i sei nomi meglio favoriti alla votazione, che, chiusi in palline di argento e messi in borsette separate, secondo i ceti, poneansi sull'altare di S. Giorgio, l'ultimo dì dell'elezione: ed ivi, dopo celebrata la messa dello Spirito Santo, venivano estratti a sorte per mano di un bambino i tre che dovevano governare per un anno il comune.
Nè questo restava estraneo al culto del Santo ecc. ecc. “.
(De Lorenzo – I ricordi reggini del culto di S.Giorgio Martire, Napoli, 1903, pagg.32 e 33)

LO STEMMA - ESEGESI E DEFINITIVA FORMA

Ma tutti gli autori di studi e di monografie sullo Stemma reggino, tutti, niuno escluso, si erano diffusi, con dottrina e con profonda indagine storica, nel trattare dell'origine antichissima del culto a S. Giorgio, delle tradizioni che circondano di gloriosa aureola il Patrono della città, della vita di Lui, cavaliere e cavalleresco, dalle singolari tenzoni col drago favoloso. Dello Stemma cittadino, nulla; tranne che discussioni o polemiche o capricciose ipotesi, su quello che avrebbe dovuto essere, secondo l'una o l'altra descrizione. E nelle fantasiose ricostruzioni figurative, nessun riferimento ai capilavori del Carpaccio (Venezia, galleria dell' Accademia), o di Giorgione. (Roma, galleria Corsini), o di Raffaello (Parigi, museo del Louvre): o del portale, di arte lombarda, in" piazza dell' Amico, di Genova; o del bassorilievo e della statua di Donatello in Or San Michele; o del Raibolini, detto il Francia; o di Cosimo Tura, nel duomo di Ferrara, ove, come si sa, è uno dei primi documenti della letteratura italiana:

Li mile cento trentacenque nato
Fo questo templo a S. Gorgio donato
Da Glelmo ciptadin per so amore
E mea fo l'opra Nicolao scolptore.

Nessun riferimento a capolavori d'arte o a fonti storiche; anzi nel 1861, per l'Esposizione di Firenze, s'inviò uno stemma variopinto, grottesco, tolto da un quadro di una chiesetta rurale. Mai, s'è avuta conoscenza del bellissimo Stemma, ufficialmente adottato dal Comune dal 1600 in poi, costantemente. La differenza, dunque, del nostro metodo di ricerca è stata questa: Noi abbiamo chiesto il riconoscimento di ciò che fu ed è nel Gran Sigillo dell'Urbe reggina; non di ciò che... si sarebbe foggiato in disegni, senza elementi storici ed araldici. Infatti, forse anche prima, non v'è dubbio, nel secolo XVI, Reggio, città indipendente, autonoma, ligia solo alla monarchia e all'autorità reale, per privilegi sovrani (precipuamente per il diploma II Maggio 1465 di Ferdinando I di Aragona) (Nota I); e libera da qualsiasi più lontana forma di feudalismo, ha nel suo sigillo la figura equestre di S. Giorgio, col motto assonante, quasi rimato: Urbs Regina Mater Provincie Prima; come si rileva da una attestazione 17 Marzo 1522, conservata nel R. Archivio di Stato di Napoli, nelle Arche in carta bambagina (fol. 104, vol. 19). Ma dal 1757, le vicende degli archivi cittadini, per i terremoti del 1509, 1638 e 1783, per le invasioni è distruzioni turchesche, è gran mercè se hanno lasciato tracce di documenti, troviamo, con certezza, adottato, costantemente, e definitivamente usato lo Stemma bellissimo, di cui esibiamo un esemplare. Questo Stemma reca anch'esso la leggenda gloriosa: Urbs Rhegina Nobilis Insignis Fidelissima Provin(ciae) Prima Mater Et Caput. E tale scritta, derivazione accresciuta da quella del 1522, ha la sua storia e la sua ragione (Nota II) ed è la intestazione degli atti della Università, della Corte locale e della Bagliva di Reggio, conservati nel nostro Archivio di Stato, roborati dal gran sigillo coll'arme cittadina.

(Nota I) Privilegio II Maggio 1465 di Re Ferdinando l di Aragona, nel "Repertorium" dell'Archivio provinciale di Stato, pagg. 126 a 132:
"Ferdinandus Dei gratia Rex Siciliae Hierusalem et Hungarie. Universis et singulis presentium seriem inspecturis tam presentibus quam futuris. Nullam virtutem magis in Principe laudandam existimamus quam qua in subditos benemeritos liberalitatem gratitudinem clementiam atque mansuetudinem recto libramine ostendit et impartitur… Propterea et justum censemus ut buiusmodi civitatem et cives dignis gratiis prosequamur, faveamus et augeamus; etiam propterea reputantes ipsam civitatem in ipsa provincia famosam, insignem, atque principaliorem, et ob ejus situm et conditionem Nobis et nostro Statui non modo perutilem sed valde necessariam; nos ab experto videntes et recognoscentes eam per Retroprincipes Regni bujus fuisse in Regio Demanio immediate retentam et conservatam, esseque de illis civitatibus peculiaribus et insignibus, quae juxta Regni buius infeudationis Ritus et Constitutiones a praedicto Demanio separari vel alienari non debent. Volentes in omnibus et per omnia praenarrata Capitula observare et observari facere tenore praesentis nostri privilegii in perpetuum valituri, de certa nostra scientia deliberate et consulto, motuque proprio praenarrata Capitula … confirmamus … ipsamque civitatem nobilitamus ac nobilem facimus, creamus et nominamus. Itaque de cetero in cunctis contractibus et scripturis aliis agendis ipsa civitas Regii nobilis nominetur et intituletur … Ipsam civitatem utique dignam, insignem et antiquam, caeteris insignibus et peculiaribus civitatibus aggregamus et annumeramus, quae uti membra a corpore, sic illa a Corona et Demanio nostris separari vel alienari non possit, promittenctes atque curantes semper et omni futuro tempore per nos omnes beredes nostros dictam Civitatem cum omnibus ejus juribus territorio pertinentiis universis in perpetuo nostro Demanio et Corona retinere et conservare".
(Nota II) In un diploma 30 agosto 1514,di Ferdinando il Cattolico, si legge:  “Il Placet Regiae Majestati dicfam Civitatem matrem et caput civitatum dictae Provintiae preclaram habere dictum privilegium ..." (Archivio di Stato di Reggio, Repertorium privilegiorum nobilis civitatis Rhegii, pag.155).

IL COLORE DELLA CITTA’ - IL GONFALONE

Il Gonfalone della Città L'illustre storico reggino, lo Spanò Bolani (citata Storia di Reggio Calabria) scrive, nel vol. I, libro IV, capo V, § 2:
“Non è quindi meraviglia, che Giovanna, in quei tempi (1362) abbia dato ai Reggini contrassegni della sua real benevolenza … Il Capitano di Reggio ed il Magistrato si recavano ogni anno in quella terra (S. Antonio di Scacccioti, sulla quale pretendeva diritti Ruggiero Sanseverino, conte di Mileto e di Terranova) quand'era la festa di S. Antonio, col vessillo .regio e della città (dice il diploma 24 aprile 1363. di. Giovanna I: “annuatim in festo Sancti Antonii officiales seu Capitanei dictae civitatis Regii, qui pro tempore fuerint, una cum dicta Universitate civitatis ipsius .ibant cum vexillo clarae memoriae Domini Regis Roberti et aliorum praede cessorum nostrorum et ponebant dictum vexillum super dicta ecclesia in signum tenutae et possessionis dicti tenimenti pro parte Universitatis eiusdem, et de hoc fuit et est publica vox et fama in civitate Regii, Messanae et aliis terris et locis circumadjacentibus et usque ad haec tempora etc.").
E sempre lo Spanò Bolani, nel vol. I, Annotazioni, lib. IV, cap. 4, § XI, scrive:
“Come si rileva da un Diploma di Carlo III Durazzo del dì 9 gennaio del 1382, la fiera franca di agosto fu conceduta a' Reggini da Ludovico e Giovanna nel 1357, mentre questi sovrani dimoravano in Messina. Questa fiera si celebrava alla marina, dirimpetto alla porta della Dogana, che era presso quel luogo dove oggi si vede la casa della famiglia Valentino, sotto la statua dell'Angelo. A tale oggetto il Magistrato cittadino aveva cura che fossero costrutte in fila a destra ed a manca baracche di tavole per uso de' mercanti che vi esponevano i loro generi di panni, sete, tele ed altre merci consimili. Ad ogni quindici agosto, allo sparo del cannone (dal 1500 in poi) si usò d'innalzare una bandiera di color cremis, sulla quale erano ricamate ad oro ed argento le regie .armi da una parte, e dall'altra quelle della Città. Sotto questa bandiera veniva messo un baldacchino, anch'esso di color cremisi, con tre seggiole di cuoio, su cui sedevano i tre sindaci pro tribunali, assistiti dal loro consultore. I quali durante la fiera decidevano in ultimo termine non solo degli affari di commercio, ma altresì di tutte le contravvenzioni e delitti anche criminalissimi; e ciò per privilegio speciale di Giovanna II, quanto riconfermò etc.".
Con questo cenno storico, che ora riassumiamo nelle sue linee principali, coi documenti tratti dal nostro Archivio Provinciale di Stato, abbiamo giustificato il buon diritto di Reggio nostra al glorioso Stemma con la storica Corona reale aragonese, e non con la semplice turrita di città. Anche il Gonfalone è stato determinato, per l’uso legittimo, nella forma, nel colore, da richiami a privilegi, a concessioni sovrane, alle più belle pagine della vita municipale.

La Ecc.ma Consulta Araldica ha accolto le nostre proposte in pieno.

Reggio, giugno 1935, XIII
A.Tripepi
Conservatore dell’Archivio provinciale di Stato

DECRETO DI RICONOSCIMENTO
IL CAPO DEL GOVERNO
PRIMO MINISTRO SEGRETARIO DI STATO

Veduta la domanda del Comune di Reggio Calabria diretta ad ottenere il riconoscimento dello stemma, del gonfalone comunale e la iscrizione del Comune stesso nel Libro Araldico degli Enti morali;
Veduti gli atti presentati a corredo di questa domanda;
Udito il Commissario del Re presso la Consulta Araldica, nelle sue conclusioni;
Udita la Giunta Permanente Araldica;
Veduti gli articoli 6 e II dell'ordinamento dello Stato nobiliare italiano, approvato con R. Decreto 21 Gennaio 1929, N. 61;
Salvi sempre eventuali diritti di terzi interessati

DECRETA:

I) Spettare alla Città di Reggio Calabria il diritto di fare uso dello stemma e del gonfalone miniati nei fogli qui annessi, e descritti come appresso:

Stemma: D'azzurro al S. Giorgio in atto di ferire con la lancia il drago, sinistrato da una donzella genuflessa in manto e corona reale, sormontata da raggi di luce uscenti dal capo, il tutto d'oro, con la scritta intorno allo scudo:

URBS RHEGINA NOBILIS INSIGNIS FIDELISSIMA PROVINCIAE
PRIMA MATER ET CAPUT. Capo del Littorio.

Lo scudo sarà cimato da corona reale aragonese.

Gonfalone: Drappo colore cremisi riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in oro: “Città di Reggio Calabria".

Le parti di metallo ed i nastri saranno dorati.
L'asta verticale sarà ricoperta di velluto cremisi con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali, frangiati d' oro.

II) Doversi prendere nota del presente provvedimento nel Libro Araldico degli Enti morali.

Roma, addi’ 22 dicembre 1934, XIII


Il Gran Sigillo dell'Urbe Reggina e il vecchio stemma della Città

Il Gran Sigillo dell'Urbe Reggina e il vecchio stemma della Città di Reggio

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