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Arte e cultura
La processione della Sacra Effige di Santa Maria Madre della Consolazione

Il quadro della Madonna della ConsolazioneLa storia
Durante la pestilenza del 1576, la Madonna, apparve in preghiera al frate Antonio Tripodi
, gli annunciò la fine dell’epidemia ed in seguito al manifestarsi del miracolo i frati decisero di dedicare la cappella del convento alla Madonna della Consolazione. Da quel momento il popolo reggino, al manifestarsi di ogni tragedia, iniziò a rivolgersi alla Madonna del Quadro. Furono tanti i miracoli che seguirono, come quando nel 1594, durante l’assedio dei Turchi guidati da Bassà Sinam Cicala, gli invasori si ritirarono di fronte alle porte del convento. La pestilenza del 1636 segna la data della prima Processione del Quadro, che sorretto da due monaci e seguito dal corteo dei fedeli, venne portato dall’Eremo al Duomo dove rimase fino al 1638 anno in cui si manifestò un altro miracolo, quello della città che rimase indenne durante un catastrofico terremoto. Fu così che ebbe inizio il pellegrinaggio al Santuario il 26 aprile di ogni anno. Una seconda Processione del Quadro ci fu intorno al 1656 in occasione di un’ennesima epidemia, in seguito alla quale si spostò la data del pellegrinaggio al 21 novembre con l’offerta di un Cero Votivo che ancora oggi si ripropone a settembre nella Cattedrale. Anche alla carestia del 1672, seguirà il miracolo della Vergine, infatti in seguito alle preghiere dei fedeli arrivarono navi cariche di cibo. La cornice d’argento e l’elegante base in legno, che ancora oggi ornano il quadro durante la festa, furono realizzate, nel 1693, con il ricavato della pubblica colletta. Sarà solo nel 1752, il 26 agosto, che Papa Benedetto XIV, proclamerà Maria Santissima Madre della Consolazione Patrona della città di Reggio. Ha così inizio la tradizionale festa che popola le strade reggine ogni anno il secondo sabato del mese di settembre. In occasione del Quarto Centenario della Benedizione del Quadro, nel 1947, l’Arcivescovo Lanza indisse la Peregrinatio Mariae e il Quadro fu portato in processione per tutta la diocesi. La processione nota con il nome di "Festa Madonna", ogni anno si ripropone nel mese di settembre, per quattro giorni i pellegrini gravitano da tutta la provincia verso le due mete religiose (Il santuario dell’Eremo e il Duomo). La festa inizia il sabato e si conclude il martedì seguente.  La "vara" pesa circa quaranta quintali e viene portata in processione da più di cento fedeli che la reggono a spalla con l’ausilio di quattro lunghe assi in legno. Il Quadro viene portato dal Santuario dell’Eremo, attraverso il Corso Garibaldi, fino al Duomo di Reggio, dove rimane esposto fino all’ultima domenica di novembre, poi viene riportato alla sua sede dove resta custodito fino all’anno successivo.

La processione
La Sacra Effigie della Vergine Maria Santissima della Consolazione, è stata dipinta nel 1547 dal pittore Nicolò Andrea Capriolo, su commissione del nobile Camillo Diano. Il quadro (circa 120 x 120 cm) raffigura la Vergine seduta su un trono con in braccio il Bambino Gesù con ai lati San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova. Da novembre a settembre dell'anno successivo il venerato Quadro è custodito presso la Basilica dell’Eremo, mentre dal secondo sabato di settembre fino alla domenica precedente la prima dell'Avvento si trova esposto nella Basilica Cattedrale. La tradizione vuole che il quadro, trovato da un contadino mentre lavorava la terra sulla collina dell’Eremo, fosse stato portato nella cattedrale per riapparire, subito dopo, nel luogo in cui era stato trovato. Questo prodigio fu interpretato dai fedeli come segno con cui la Madonna chiedeva di erigere proprio in quel luogo la sua chiesa, e la popolazione così fece. La festa, particolarmente sentita dai reggini, ha specifici significati e rituali sia per gli anziani che per i giovani, molti dei quali giungono da tutta la provincia in pellegrinaggio.  Alla vigilia della festa, il popolo si reca sulla collina dell’Eremo a vegliare per tutta la notte con preghiere, canti e balli la sacra effigie, che il giorno dopo viene portata in processione, lungo un percorso di circa 5 Km, su una "Vara" dai "Portatori della Vara", lungo la via Cardinale Portanova, via De Nava e il corso Garibaldi, fino al Duomo. L'imponente "Vara" pesa 3 tonnellate, è alta 4,50 metri e larga 2,18 metri , la sua struttura è in legno massiccio, rivestita interamente in lamine d'argento. La circonda sempre un intensa commozione, con pianti e richiesta di "grazie", le donne, quasi tutte scalze per "voto", accompagnano pregando "L'Avvocata del Popolo Reggino". L’aspetto “pagano” della festa cittadina è rappresentato dalle caratteristiche bancarelle di dolciumi e artigianato. Solo in questa circostanza è possibile assaggiare “i nzuddhi”, dolci a base di farina e miele di origine greca.

I "Portatori della Vara"
Sono oltre 500 riuniti nell'Associazione "Portatori della Vara", costituita negli anni '70 dal compianto Mons. Italo Calabrò, Vicario della Diocesi reggina e grande benefattore degli "ultimi", poi ripresa ed ampliata da Don Nunnari negli anni '80/'90. Attualmente il loro Assistente spirituale e guida è Don Gianni Licastro, parroco della Parrocchia di S.Maria di Modena. Periodicamente si riuniscono in assemblea per discutere sui loro impegni che non si traducono soltanto nel portare la Vara della Madonna in occasione delle feste settembrine, ma che richiedono una condotta di vita moralmente sana. Non a caso il loro motto è: "Chi porta la Madonna sulle spalle, la deve portare durante l'anno nel cuore". I primi a trasportare il Quadro in città, dopo la pestilenza del 1576, sono stati i cosentini, i bagnaresi ed i reggini (fornai e marinai). Nell'anno 1672 una terribile pestilenza si era abbattuta sulla città, seguita dalla carestia. La venerata effigie venne trasportata in Cattedrale e, mentre la popolazione intonava le litanie, venne annunciato l'arrivo di tre navi cariche di frumento e legumi. Le imbarcazioni erano dirette altrove, ma i venti contrari e una gagliarda rema le avevano costrette a ormeggiare nella rada dei Giunchi. Il popolo levò alti i suoi "Viva Maria" e i pescatori, sotto i cui occhi si era compiuto il miracolo, fecero voto di portare la Vara. Oggi sotto la vara ci sono tutti i ceti sociali: dall'operaio al medico, dall'avvocato al commerciante, dall'architetto allo studente universitario. A portare la vara si succedono turni di cento uomini, 25 per ogni stanga: dal Santuario partono i più anziani, poi, lungo la via, cedono il posto ai più giovani. Gli anziani amano i giovani portatori perchè vedono in loro la tradizione che si rinnova e il loro amore verso la Madonna della Consolazione. Fino agli anno '50 i portatori andavano scalzi sotto la Vara e le strade non erano certamente asfaltate come oggi. Erano gli stessi portatori allora a nominarsi un capo che viaggiava durante la processione in groppa alle stanghe e da lì impartiva gli ordini. E' stato poi l'Arcivescovo Mons. Ferro a consigliare l'uso delle scarpe per evitare spiacevoli incidenti. La banda accompagna il Quadro suonando diverse marcette. I portatori aspettano quella giusta e "'nnacano" la Madonna al ritmo della musica per alcuni secondi perchè credono che la Madre di Dio sia contenta di stare in mezzo ai reggini. Anche questa è una vecchia tradizione, ma si tratta di passettini leggeri e quasi impercettibili al grosso pubblico. Uno dei momenti più impegnativi per i portatori, dove alla forza delle braccia deve corrispondere un attenta prontezza di riflessi, è la "volata" che avviene in piazza Duomo e all'interno della Cattedrale. E' uno dei momenti più suggestivi e emozionanti a cui vorrebbero partecipare tutti i portatori, ma per la pericolosità che incombe, da sotto la vara vengono tolti i meno esperti. Anche questo, dicono i portatori, ha un suo significato la Madonna è lieta di entrare in Cattedrale e questa gioia viene espressa alla "volata". Sgombrata la parte centrale della piazza, dopo il suono del campanello, centro poderose braccia, girano la vara, la sollevano come un fuscello e con agilità correndo la portano fino dentro la Cattedrale. E "I cavalieri della Madonna", come affettuosamente li chiamava Don Nunnari, nonostante lo sforzo compiuto in tante ore di processione, hanno ancora la forza di gridare quella famosa lode che da secoli risuona per le vie della città e che risuonerà, ne siamo certi, fin quando orma di uomo calpesterà il suolo reggino: "E gridamulu cu' tuttu u cori: oggi e sempre: Viva Maria".    

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