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Musei e gallerie
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Arte e cultura
Piccolo Museo San Paolo

Piccolo Museo San PaoloIl Piccolo Museo San Paolo nasce negli anni ’70 per volontà di Monsignor Francesco Gangemi, parroco della Parrocchia di San Paolo della Rotonda, sacerdote colto, fine collezionista di opere d’arte, autore di pubblicazioni, testi teatrali, fine conoscitore del greco antico e del latino. Trasformatosi in Fondazione con riconoscimento giuridico ufficiale nel 1984, la sua collezione oggi è ospitata nei locali adiacenti alla chiesa di San Paolo e attende di essere collocata in una sede definitiva. Nell’attuale spazio le opere risultano suddivise in sale, genericamente denominate: sala A o di Antonello, sala B o delle Icone, sala C o delle Pergamene. Le opere esposte, di gran pregio storico e artistico, sono state raccolte in un arco di tempo di oltre sessant’anni dallo stesso Francesco Gangemi, con grande amore per l'arte e tenacia straordinaria nella ricerca. La collezione, incrementata negli anni da donazioni acquisti, risulta del resto estremamente eterogenea sia per gli artisti, non solo calabresi e meridionali, sia per la natura stessa dei generi esposti, si possono infatti individuare: Icone, Argenti, Sculture, Avori e Dipinti.

Il settore più cospicuo e importante della collezione del Museo è rappresentato dalle Icone, collocate nella Sala B, dalle quali prende appunto il nome.

Esposte in quattro bacheche a muro, sono suddivise in icone russe, greche e di altra provenienza, come serba o bulgara. In totale sono169 e tra le più significative di provenienza russa, vi sono: San Nicola il Taumaturgo, sec. XIX, Madre di Dio detta "Consola la mia pena", sec. XVIII-XIX, Madre di Dio dalle tre mani, sec. XIX-XX, Madre di Dio "Tichoniskaja", sec. XIX, Crocifisso con quattro scene, del XV sec.; dalla Grecia: Trittico. Madonna d’Odigitria del XVI sec. e San Giorgio del XVIII- XIX sec. Ancora molto interessanti sono il San Michele Arcangelo, icona bulgara del XVI sec. e il dittico dell’Annunciazione, icona del XVI-XVII sec. proveniente da Creta o dal Dodecanneso. Lituana è invece un’icona particolare, perché su una superfici di cm. 42 x 48, sono inserite le immagini dei santi di tutto un mese (calendario Mensile). Infine numerose sono le icone del Cristo Pantocrator di varia epoca e provenienza: dalla icona detta Dodecaorton, con una scena centrale attorno alla quale girano altre dodici scene più piccole, alle icone calabresi, come quella della Madonna col Bambino e S. Gerasimo del XV sec. e qualche altra di fattura e carattere popolare.

La sezione degli argenti, è ricchissima e comprende, infatti, circa duecento oggetti fra ostensori, calici, patene, turiboli con le navicelle, pissidi, corone e lampade, distribuiti all’interno delle due grandi sale del Museo, in apposite vetrine. Provenienti sia dall’Italia che dall’estero, sicuramente sono altamente rappresentativi della maestria raggiunta dalle botteghe orafe soprattutto napoletane, siciliane e messinesi. Troviamo, infatti, pezzi creati da orafi meridionali come Filippo Juvarra, Pietro Juvarra, suo padre, il Martinez, il Donia, il D’Angelo, ma anche stranieri, vista la presenza di una Coppa e di un Uovo finemente lavorati dal francese Fabergé.

Fra gli oggetti, distribuiti tra le diverse sale, i più rilevanti per qualità e manifattura sono: l’Ostensorio d’argento di Pietro e Filippo Juvarra, del 1770, un gruppo di ostensori d’argento di bottega napoletana del XVIII sec., un calice russo de XIX sec. e una croce filigranata macedone del XVI secolo.

Numerose sono le sculture e i bassorilievi, collocati anche nella sala d’ingresso, databili dal periodo medievale al XVII secolo, fra le quali: una Testina in pietra che molto probabilmente raffigura Federico II, giovane e con la corona in testa, ritrovata a Reggio, appartiene a periodo gotico; due formelle a bassorilievo di epoca medievale, databili tra il XIII e XIV sec., e di provenienza centro- settentrionale, raffiguranti rispettivamente la Crocifissione e la Deposizione; due frammenti di colonne anch’esse medievali, ma di provenienza probabilmente locale e di cultura bizantina; un bassorilievo in arenaria del San Michele, del XVIII secolo; una Madonna in trono col Bambino, databile nel XV sec., in marmo rosa di Taormina; una statuetta che rappresenta la Madonna col Bambino, in alabastro del XVIII secolo, di bottega siciliana.

Ancora all’interno della collezione del museo un piccolo ma rilevante spazio occupano gli avori, fra i quali emergono: una Madonna col Bambino, scolpita su un frammento di zanna d’ippopotamo, che, custodita all’interno di una vetrinetta con altri oggetti, risale al gotico francese, un Crocefisso di grandi dimensioni del XVI secolo e un cofanetto in avorio raffigurante Santa Rosalia del XVII sec.

Infine vi sono oltre un centinaio di dipinti, riconducibili ad un vasto arco di tempo, definibile dal XIV al XIX secolo, e distribuiti fra la Sala A e quella B.

Tra le opere vi sono alcune che annoverano delle importanti attribuzioni, ancora non confermate dalla critica ufficiale, come il San Michele Arcangelo che uccide il drago (200 X 105 cm) attribuito ad Antonello da Messina; la Madonna col Bambino, olio su tela di scuola veneta databile nel sec. XVI; San Francesco riceve le stimmate, olio su tavola, schedato come scuola umbra del sec. XV, ma in realtà opera del XVI meridionale, ultimamente messo in relazione con un dipinto dall’identica iconografia attribuito a Vincenzo da Padova; un piccolo dipinto che rappresenta la Visione di santa Teresa d’ Avila, databile nel XVIII sec, è di Sebastiano Conca, artista presente in città anche con pala raffigurante la Madonna della cintura nella chiesa di Sant’Agostino.

Ancora importante è l’olio su tela di Antonino Cilea, l’Addolorata fra gli angeli, opera autografa e datata 1711. Ancora vi sono Il Prometeo e Sant’Andrea, attribuiti entrambi al Ribera e databili nel XVII sec.; un Transito di San Giuseppe, olio su tela, bozzetto per un’opera che si trova nel Duomo di Reggio Calabria, sec. XVIII; un Sant’Andrea, olio su tela, databile al sec. XVII., anch’esso attribuito al Ribera, ma non vi sono elementi che conducano con certezza a tale autografia e si può pensare più genericamente ad un ambito di cultura naturalista della prima metà del Seicento e una Deposizione, olio su tela, schedato come sec. XVII, ma invece del sec. XVIII.

Il museo contiene anche una sezione archeologica e numismatica, un fondo libraio e una miscellanea di materiale cartaceo rappresentatola.

Informazioni
Indirizzo: Vico Sorgonà, 4/C - 89100 Reggio Calabria
Orari: Mercoledì: 9.00/ 12.00; Sabato e Domenica: 9.00/ 12.00

Ingresso gratuito

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