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Arte e cultura
Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria

Museo Nazionale della Magna Grecia Aperto al pubblico nel 1954, Palazzo Piacentini custodisce le innumerevoli testimonianze delle grandi civiltà che, ancora oggi, il sottosuolo continua a restituire con abbondanza. Preistoria e protostoria, numismatica, un lapidario, una pinacoteca e la più recente sezione di archeologia sottomarina: ogni sala è una finestra aperta sul passato, ogni reperto un piccolo gioiello recuperato alla memoria. Anche la Biblioteca del Museo, con oltre diecimila volumi, il laboratorio fotografico e il laboratorio di restauro, sono una riserva di grandi opere del passato.

Il Museo Nazionale di Reggio Calabria è uno dei musei archeologici più prestigiosi d'Italia, in quanto ospita numerose e significative testimonianze delle colonie della Magna Grecia fiorite in Calabria.

L'istituzione di un museo statale fu promossa dal Soprintendente Paolo Orsi, che intendeva unificare gli oggetti custoditi presso il Museo Civico organizzato dal Comune sin dal 1882 insieme con i reperti frutto delle campagne di scavo da lui condotte sul suolo calabrese.
Inaugurato nel 1959, il Museo è stato oggetto nel corso degli anni, di trasformazioni di grossa portata, quali l'allestimento, nel 1981, della Sezione di archeologia subacquea, resosi necessario per dare un'adeguata visibilità ai famosissimi Bronzi di Riace rinvenuti nel 1972, nonché la realizzazione del settore al secondo piano dedicato alle colonie della Magna Grecia.

La sede che lo ospita, affacciata sulla centrale Piazza De Nava e a breve distanza dall'imbocco del Lungomare «I. Falcomatà», è un edificio progettato, fra i primi in Italia, ai soli fini dell'esposizione museale; è opera di Marcello Piacentini, uno dei massimi architetti del periodo fascista, che lo concepì in chiave moderna dopo aver visitato i principali musei di Europa
Numerosi reperti, la Testa del Filosofo, i Dioscuri, il Kouros e altre opere provenienti dal Museo Archeologico Nazionale della Magna Grecia saranno ospitati presso la Sala Monteleone di Palazzo Campanella (Sede del Consiglio Regionale della Calabria - Via Cardinale Portanova) fino al termine dei lavori di restauro di Palazzo Piacentini.

Si comunica che dal mese di luglio e fino al 26 dicembre 2014, tutti i venerdì il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria effettuerà il prolungamento dell’ apertura serale dalle 20,00 alle 22,00. L ‘iniziativa è stata voluta dal MiBACT  per la valorizzazione dei Musei statali più visitati in Italia.


Sito internet:
http://www.archeocalabria.beniculturali.it/archeovirtualtour/index.html

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Le sezioni
La sezione preistorica e protostorica documenta che già nel Paleolitico Inferiore la Calabria era abitata dall’uomo.  Tra le testimonianze più interessanti dell’era paleolitica vi è il Graffito raffigurante un bue, ritrovato  nella grotta del Romito di Papasidero(Cs). Oltre alle asce dell’età del bronzo, sono senz’altro da vedere alcuni corredi funebri di periodo protostorico provenienti da tombe ritrovate nella località di Calanna. La parte più cospicua dei resti conservati al Museo proviene dall’area archeologica di Locri, che si estende per ben 235 ettari. L’antica Locri Epizephiri venne fondata probabilmente da coloni provenienti dalla Grecia centrale, intorno alla fine dell’VIII sec. a.C. Da questo primo insediamento si diramarono le successive colonie di Medma ed Hipponion, oggi Rosarno e Vibo Valentia. Gli scavi, condotti da Paolo Orsi nel secondo dopoguerra, fecero ritrovare preziose testimonianze, tra cui vari santuari. Tra i più importanti, il Santuario dedicato alla Dea Persefone alla Mannella, dove fu scoperta la presenza di un gran numero di Pinakes, tavolette votive in terracotta, impreziosite da altorilievi sapientemente eseguiti. Interessante la ricostruzione di una parte del tempio di Casa Marafioti e le Trentanove Tabelle bronzee provenienti dal Santuario di Zeus, sulle quali è riportato l’ordinamento giuridico della città di Locri. Anche la sala dedicata al Santuario di Marasà merita di essere visitata con attenzione: custodisce le terrecotte decorate che rivestivano le strutture in legno dell’antico tempio. Nella stessa sezione sono collocati i reperti del Santuario di Grotta Caruso e Centocamere. Quest’ultimo era il quartiere degli artigiani, da cui provengono ceramiche ed utensili prodotti nelle botteghe, mentre la zona del teatro ha restituito statuette raffiguranti attori ed artisti del V sec. a.C. Abbondanti i gioielli e gli accessori femminili: particolarmente belli gli Specchi in Bronzo che venivano realizzati proprio nella città di Locri. Infine, tra i reperti più suggestivi campeggia l’imponente gruppo dei Dioscuri. Anticamente posti sul frontone del Tempio Jonico di Locri.

Le colonie
Varie sono le sezioni dedicate alle colonie greche di Reghion, Mètauros, Krimissa, Medma, Kaulonia e Laos.
Nella prima sala, dedicata ai reperti provenienti dalla città di Reggio Calabria, è subito visibile la lastra "Griso-Labocetta", in terracotta con due figure femminili, databile intorno al VI sec. a.C. Vari e preziosi i reperti ritrovati nei vari santuari e nelle necropoli della città: statuette, vasi, corredi funerari, specchi...Testa di statuetta fittile con Nella sezione Mètauros si nota, per la sua particolare bellezza, una coppa con decorazioni di uccelli, ed anche anfore e vasi finemente decorati. Da Medma, invece, giunge la testa di donna, con i suoi capelli fluenti e gli orecchini vistosi, alla maniera greca.
Ritrovata in una tomba della antica Laos un’armatura completa ed un importante diadema d’oro.Cratere a figure rosse Dal Tempio di Apollo Aleo, della città di Krimisa, proviene la testa, ben conservata, della statua dedicata al Dio, ed anche piccoli ex voto. Busto marmoreo maschile di età romana Il Museo Nazionale di Reggio Calabria riserva ancora molte sorprese: la Sezione Numismatica conserva collezioni di monete romane e greche di notevole valore, mentre nel cortile dello stesso museo si possono vedere cippi e basi di statue con interessanti iscrizioni. Una sezione particolare, la Galleria Lapidaria, raccoglie proprio questo genere di reperti, in particolare i resti che riportano antiche epigrafi. Anche la Pinacoteca merita di essere visitata con attenzione: in particolare le due tele di Antonello da Messina, raffiguranti San Girolamo Penitente e I tre Angeli, e Il ritorno del Figliol Prodigo, opera del Mattia Preti.

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