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Parchi e riserve naturali
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Ambiente e natura
Ecosistema dello Stretto

Lo Stretto di MessinaLo stretto di Messina ha una forma ad imbuto con imbocco dal lato del Mar Jonio e la strozzatura dal lato del Mar Tirreno.  Tale meraviglioso braccio di mare misura 33 Km., la larghezza massima è di 16 Km. fra Capo Pellaro e Alì Terme, ed é di circa 3 Km. fra Capo Peloro (ME) e Torre Cavallo in Calabria.
Il profilo sottomarino dello stretto è simile ad un grande canalone dalle pareti ripide, sopratutto sul versante siculo. Tale orografia sottomarina, determina un grande, bizzoso gioco di correnti poiché Jonio e Tirreno si scontrano più volte al giorno raggiungendo un picco di 12 Km. orari di velocità, un vero fiume in mare.
Tale impressionante travaso di acque è stato immortalato dal Pascoli nel 1898 "laddove le onde greche vanno a cercare quelle latine".

La profondità dello stretto raggiunge gli 800 mt. dinanzi a Pellaro, circa 400 mt. nella zona del lungomare di Reggio Calabria; poco più a nord, vi è una cresta (sella) sottomarina che si eleva progressivamente fino a toccare la prominenza di Capo Cavallo (Villa S.Giovanni) che emerge fino a 72 mt. sul livello del mare. 

Le correnti principali, sono quelle che, ogni sei ore, sono determinate dall'influsso degli astri (magnetismo) sulla terra. I due mari hanno fasi opposte nelle escursioni dei livelli delle rispettive maree; inoltre gli ostacoli frapposti al normale scorrimento delle correnti determinano un forte rimescolamento delle acque insieme a moti ascensionali delle acque di fondo. E' palese che, l'incontro-scontro di correnti mutevoli e contrapposte determini un infinità di gorghi, vortici di varie dimensioni, spume, onde incrociate, colori cangianti. Il vento quasi sempre presente ha alimentato nel conscio - inconscio degli antichi naviganti il terrore di dover affrontare tale complesso ecosistema legato alla estrema dinamicità delle acque. Ciò ha fatto fiorire miti e leggende legate, non solo, alla presenza inquietante dei mostri Scilla e Cariddi.

Le correnti più veloci sono quelle che scorrono da Sud a Nord dette "montanti", le altre vengono chiamate "scendenti". Lo stretto è un tratto di mare ambito dalla fauna ittica; sciami di pesci si immettono in tale area perchè riscontrano una presenza di plancton superiore rispetto alle aree contigue. Il principe dello stretto "il pescespada" predilige tali acque, il mare temperato, ama guazzare tra gli innumerevoli rivoli di corrente per trovare in primavera la compagna.

Lo stretto è stato definto "il paradiso degli zoologi", fu esplorato nel 1979 da Jacques Piccard, scienziato svizzero-francese, che col suo batiscafo "Forel" scese fino a 500 mt. Ha censito 140 specie ittiche di grande rilevanza ed è riuscito a disegnare la fisionomia dinamica dei fondali dello stretto.
Molti sono i Diving center  che propongono al turista di cogliere con il supporto di esperti le meravigliose realtà presenti nei nostri fondali. Lo stretto riserva al turista il fenomeno degli spiaggiamenti quando i grandi vortici sdradicano dal fondo creature abissali per depositarle stordite sulle rive frammiste alle alghe marine. L'escursione delle due maree, determina una strana alta-bassa marea detta "marrobio".

Percorrendo su un imbarcazione lo stretto si colgono i tagli di corrente, innumerevoli "garofali" cioè piccoli gorghi che assumono la fisionomia del fiore; il cosiddetto mare scalinato quando una corrente contrapposta prevale sull'altra; il mare che ribolle quando una corrente non riesce a superare l'altra; i cosiddetti "sorgimenti" aree marine limpide e calme nel mare increspato sostenute dal moto ascensionale delle correnti comunemente definite "macchie d'olio". Tutto intorno calette, spiagge dorate, scogliere, mitici promontori rocciosi, contrafforti aspromontani che si armonizzano col mare, leggiadre insenature, luoghi segnati dalla storia, dai miti e dalle leggende.

La pesca del pescespada, antichissima, oggi viene praticata perlopiù con grandi reti  pur tuttavia permangono alcuni equipaggi che proseguono con grandi barche "feluche" munite di antenna per l'avvistatore e passerella per il fiocinatore, a dare la caccia a tale teleosteo in maniera scenografica e a volte poco proficua.

La fauna ittica dello stretto vanta presenze quali la cernia, il pesce di San Pietro, la vipera del mare, il pesce nastro, rana pescatrice, delfini, tonni, pesce sciabola, pesce trombetta, saraghi, pesci fotofori ecc. 

La flora dei fondali offre la visione del corallo nero di Scilla, gorgonie variopinte, nuvole rosa di Anthias, tunicati, spugne, alghe, Astroides, cerianthus, claveline, vaccarelle di mare, alcionarie o mani di morto, poseidonie, madrepore, ascidie, spirografi e alice mirabilis ecc., specie rare che a volte vivono in simbiosi con vari microrganismi. Quindi, qui, nello stretto si coniugano incredibili aspetti ricchi di cromatismi, di curiosità, di spunti scientifici che possono indurre il turista a tuffarsi in questa meravigliosa avventura rappresentata da lunghe immersioni nei nostri paradisiaci fondali.

Sul far della sera, il mare e circostanti aspetti paesaggistici assumono un cromatismo tendente al violaceo, da qui la definizione "Costa Viola" colore ottenuto da un gioco di luci e rifrazioni e dal melange del verde delle montagne incombenti sul mare e le varie tonalità dello stesso mare; il colore violaceo viene tonificato dalle particelle sulfuree gassosse emesse dal sempre attivo e vicino vulcano Stromboli.

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