Anassila, il Tiranno che unificò le due sponde dello Stretto

Anaxilaos o Anaxilas?

Condividi

Le fonti lo chiamano Anaxilaos o Anaxilas. Quest'ultima versione sembrerebbe il nome più adatto ad un personaggio che proviene dalla Messenia, regione del Peloponneso. Tuttavia la fonte più antica che ci tramanda il suo nome, Erodoto, lo indica come: Anaxileos.

Personaggio di altissimo livello, discendente di uno dei generali mitici della guerra tra spartani e messeni nel Peloponneso tra l'altro suo omonimo. Questo dato consente subito di mettere in rilievo la capacità dell’antica polis di Reghion di svilupparsi intorno ad una forte unione tra una stirpe ionica, i Calcidesi e una dorica, i Messeni.

La parte militare della città viene affidata ai dori, in ragione delle loro spiccate capacità militari. In questo contesto, Anassila entra sul palcoscenico della storia dopo una drammatica sconfitta di Reggio nei primissimi anni del V secolo a.C. ad opera dei zanclei e Locri. Sconfitta peraltro testimoniata a Olimpia da alcuni marmi dedicati a Zeus dai locresi e zanclei.

Dalla sconfitta a Reghion capitale dello Stretto

Una sconfitta terribile, se prendiamo come fonte testimoniale la prima moneta di Reggio che raffigura il toro androprosopo (toro con il volto umano) e il fiume Kaikinos al confine tra Reggio e Locri, questa battaglia fu combattuta per mantenere il promontorio di Capo Spartivento che era strategico per il controllo della navigazione verso la Grecia.


La sconfitta genera il crollo a Reggio del governo cosiddetto dei "mille tiranni" e l'ascesa al potere del generale Anassila (siamo nel 494 a.C.) che come prima cosa si stabilisce nell'acropoli di Reggio, nell'attuale zona dell'ex caserma Duca d'Aosta.


Suo primo impegno è quello di recarsi a Locri per ristabilire la pace, cedendo Capo Spartivento e poco dopo da Locri passano dei colonizzatori di Samos invitati dal tiranno di Zancle per fondare una città a Kalè Akté vicino Milazzo. Anassila, però, mostrando brillanti doti diplomatiche li convince a prendere l’antica Messina.


Nel 488 approfitta della fuoriuscita dalla Messenia di una nuova comunità di cittadini che lui convincerà ad allearsi con Reggio per occupare la dirimpettaia Zancle. L'operazione va a buon fine e darà origine alla fondazione di Messene. E' un momento storico particolarmente vivace e segnato da numerosi conflitti, in cui Ippocrate di Gela tenta di dar vita alla prima grande tirannide che unisca tutta la Sicilia e la Magna Grecia.


Su questa scia, a lui seguiranno anche Gelone, Ierone e Dionisio. Reggio tuttavia respinge questi tentativi e spinge per una divisione delle rispettive aree di influenza. Anassila, dunque, prende Messina e lì si trasferisce mentre la tirannide di Reggio viene presa dal figlio, Kleofron. Reggio e Messina battono moneta insieme.


Reggio in quel periodo assume una posizione predominante sui traffici e le rotte dello Stretto. Una visione chiara testimoniata da una serie di grandi iniziative su tutto il territorio. Anassila si preoccupò anche di fortificare la vicina Scilla, mettendo in piedi una base navale militare contro i pirati e, parallelamente, compie anche un grande balzo verso l'interno, in Aspromonte costruendo una quarantina di fortezze utili anche per rifornire Reggio di legna. Occupa inoltre Metauro, l’attuale Gioia Tauro, per controllare le rotte verso la Sicilia e fonda Milazzo. Per ingannare il popolo sulla sconfitta di Imera, vince la gara delle bighe a Olimpia nel 480 (dunque nello stesso anno della sconfitta), e la moneta che raffigura il titano Helios che porta il carro del sole trainato dalle mule nell'immaginario collettivo rimanderà proprio ad Anassila.


Sempre a Olimpia, Anassila chiama il più grande poeta Simonide per chiedergli un epinicio. Episodio riportato anche da Aristotele che sottolinea lo sforzo pecuniario compiuto da Anassila per convincere il poeta a realizzare il canto corale di vittoria "Salve figlie delle cavalle dai piedi di tempesta".


Anassila riesce anche a trovare il tempo di invadere la Locride per riprendersi il famoso Capo Spartivento. Siamo nel 478 e nel 76 Anassila muore dopo circa 20 anni di potere. Di lui ci resta una frase pronunciata alla domanda: "Cosa c'è di più bello del fare un monarca?" "Che nessuno possa superarmi nel fare del bene".


Anassila aveva capito il ruolo centrale che Reggio poteva ricoprire nel controllo commerciale dello Stretto. Era inoltre consapevole che l'unione politica ed economica delle due poleis, Reggio e Messina, avrebbe portato grande sviluppo e prosperità per tutta l'area. Questa fu la prima vera idea di conurbazione dello Stretto.


Reggio quindi, si andava affermando anche come grande porto di transhipment ante litteram dove tutte le navi scaricavano sul versante calabrese dello Stretto.

Il Tiranno e i reperti al MARC di Reggio Calabria

Due grandi testimonianze di Anassila sono oggi presenti al Museo di Reggio Calabria: il KOUROS-APOLLO reggino, statua realizzata attorno al 494 a.C., sembra che sia stato un dono del tiranno alla polis. Quando nel 461 i figli di Anassila vengono cacciati da Reghion, sotterrano la preziosa statua e al suo posto i reggini fanno posto alla quella di Zeus Eleutherios, letteralmente "che libera dalle tirannide"; anche quest’ultimo reperto è presente nel museo e codificato come “La testa di Basilea”.