La Chanson d'Aspremont, l’antico cantare ambientato in Aspromonte

Quando la montagna reggina incantò i poeti francesi.

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La Canzone d’Aspromonte è una chanson de geste, appartenente al ciclo carolingio, che narra la spedizione di Carlomagno nel Sud Italia contro il re dei Saraceni Agolante.

L’opera, che fa da prologo alla più nota Chanson de Roland, risale alla metà del XII secolo e trae il titolo e l’ambientazione nell’Aspromonte da una narrazione orale del periodo normanno.

La chanson d’Aspremont è considerata una delle massime opere della letteratura medievale normanna ed è composta da 28 canti. Essa narra la storia d’amore tra Ruggieri e Gallicella, mentre la città di Risa (Reggio Calabria) cade nelle mani dei Saraceni. Il giovane Rolando verrà iniziato come cavaliere proprio in Aspromonte.

La Chanson d'Aspremont

Il contesto storico

I documenti storici d’epoca ci dicono che i Saraceni hanno, ad un certo punto, nella seconda metà del IX secolo, conquistato la Planitiae Sancti Martini per intero e si siano attestati a Sant’Agata, oggi Oppido, dalla parte settentrionale della zona tirrenica e a Gerace (a nord est, dalla parte ionica) ma non il centro dell’Aspromonte, nemmeno nelle zone più elevate. In questo modo, i Saraceni hanno quasi chiuso in un cerchio l’Aspromonte, lasciando però delle sacche di resistenza (come il castello di Santa Cristina che non viene conquistato e gran parte della montagna dove si manifesta quella forte guerriglia, secondo le più accreditate teorie militari bizantine del tempo). Questo accerchiamento fu fatto, con l’esclusione delle creste, intorno all’Aspromonte attraverso il “muro” (ideale, non di pietre o mattoni) con cui i Saraceni avrebbero (quasi del tutto) circondato il monte.

 

A pieno diritto fra le Chansons des gestes

A differenza della Chanson de Roland (XI secolo), dove è messa in risalto la figura del paladino come santo e martire della chiesa cristiana, lo scopo del cantare ambientato in Aspromonte è quello di celebrare la vocazione guerresca dei Normanni che in quel momento regnavano sulla Calabria, ponendosi come ideali continuatori della stirpe carolingia. Tutta l’ideologia che sottende il poema è tesa a riconoscere questo ruolo ai soldati agli ordini degli Altavilla e non è un caso che la canzone venga cantata per la prima volta sotto gli spalti del Castello di Reggio al passaggio dei crociati comandati da Riccardo Cuor di Leone e diretti in Terra Santa.

La Trama

La vicenda che fa da sfondo al cantare è l’amore contrastato di Ruggieri di Risa (Ruggero di Reggio) per Gallicella, figlia del re musulmano Agolante, fanciulla guerriera; dopo varie avventure, la bella amata si convertirà al cristianesimo sposando il re. Tuttavia, il fratello di lui, Beltrame, per gelosia uccide Ruggero e lo stesso re Agolante, per avere l’amore di Gallicella; questa, però, riesce a fuggire, dando alla luce i due gemelli che attendeva dall’amato e a cui darà i nomi di Ruggero (in sua memoria) e Marfisa. Gallicella morirà poco dopo il parto. Marfisa e Ruggero (figlio) diventeranno personaggi nelle opere successive del Boiardo e dell’Ariosto.

Sarà lo stesso Ariosto, che custodiva nella sua biblioteca personale copia del poema, a citarlo nel suo capolavoro: l’Orlando Furioso. Nel canto XII all’ottava 43 è possibile leggerne un chiaro riferimento:

 

— Dunque (rispose sorridente il conte)

Ti pensi a capo nudo esser bastante

Far ad Orlando quel che in Aspramonte

Egli già fece al figlio d’Agolante?

Anzi credo io, se tel vedessi a fronte,

Ne tremeresti dal capo alle piante;

Non che volessi l’elmo, ma daresti

L’altre arme a lui di patto, che tu vesti. —

 

Particolare rilievo ha nella storia il personaggio di Orlando fanciullo. Quando i Saraceni si recano dal re Carlomagno e gli preannunciano una grande battaglia in Aspromonte per la conquista del Sud, Orlando vorrebbe combattere con i paladini cristiani, ma ciò gli viene proibito per via della sua giovane età. Orlando riuscirà comunque a fuggire dal Castello di Reggio e, in battaglia, dimostrerà il suo valore salvando la vita allo stesso Carlomagno. Quest’ultimo, nella singolar tenzone con Almonte, figlio di Agolante, corre il pericolo di soccombere: con un colpo di bastone, però - poiché l'età ancor non gli concede di cingere la spada - l'eroe fanciullo abbatte l'avversario e, strappatagli la spada di mano, con quella, lo uccide. La spada del caduto, Durendal, e il suo cavallo, Vaillantif, vengono donati da Carlomagno al giovinetto vittorioso; poi, con la morte di Agolante e con il ritorno trionfale in Francia, il poema si conclude.

 

La Chanson e il suo successo in tutta l’Europa medievale.

Esistono ben ventiquattro codici manoscritti della Chanson d’Aspremont, in sei lingue diverse, che ne testimoniano il successo che ebbe e che ha tutt’oggi. La leggenda trovò subito rapida e larga diffusione in tutto il Nord Europa: prima in Norvegia, dove fu accolta nella Karlamagnus Saga; poi in Svezia e in Danimarca. In Italia si ebbe presto una redazione in ottava rima, conservata in un manoscritto della Nazionale di Firenze, a cui seguì, alla fine del sec. XV, un'altra redazione pure in ottava rima molte volte ristampata.

Infine ne trasse la materia per un ampio romanzo in prosa, con intrusione di molti nuovi personaggi e motivi, il popolare autore dei Reali di Francia, Andrea da Barberino.