Visita alla città della ceramica, Seminara

La tradizione popolare si fa Arte

La ceramica di Seminara è famosa in tutto il mondo. Le sue origini ci portano indietro nel tempo di molti secoli sebbene non si sappia con certezza quando la lavorazione della ceramica per fini artistici e decorativi sia diventata la principale attività del piccolo Borgo calabrese. Per certo sappiamo che nel 1746 risultano presenti almeno 23 botteghe di ceramica. Nel 1777 il viaggiatore inglese Henry Swinburne, di passaggio a Seminara, scriverà di “un fermento di botteghe ceramiche”. Nel ‘700 infatti Seminara è famosa per la sua ceramica al pari di Caltagirone in Sicilia. Il disastroso terremoto del 1783 rase al suolo il paese. Uno dei più nobili e ricchi borghi del reggino fu praticamente cancellato e con esso la sua arte e la sua cultura.

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Le botteghe di Seminara

Una tradizione dura a morire

La ricostruzione della città fu lenta, ma a metà ‘800 si registra già una nuova e intensa attività di produzione di ceramica, per lo più nel quartiere Pignatari. Nel 1880 si attestano ben 28 fornaci nel borgo con i relativi mulini per la lavorazione degli smalti usati per la colorazione delle stesse. L’attività dava lavoro a molte famiglie. Gli abitanti di Seminara a metà ‘900 fondano una cooperativa di ceramisti a cui aderiscono circa 60 artigiani del borgo. Tra i mastri ceramisti vi aderiscono Domenico Ditto, Antonio Ferraro e Antonio Latino. Oggi sono soprattutto le famiglie Condurso e Ferraro a portare avanti questa antica tradizione. Mentre i Condurso sono fedeli seguaci delle antiche tecniche e forme (con prevalenza cromatica di verdi e blu e giallo), i Ferraro, sebbene abbiano mantenuto il rispetto delle antiche tradizioni e colorazioni su una linea di prodotti ceramici, hanno tuttavia introdotto tecniche di lavorazione innovative che conferiscono uno stile unico e riconoscibile (con prevalenza cromatica dei gialli).

 

LO SAPEVI CHE?

Le maschere apotropaiche sono delle maschere prodotte ancora oggi nel borgo e hanno un'origine molto antica. In greco apotropaico vuol dire “che allontana”, infatti queste maschere venivano appese fuori dalla porta di casa perché si pensava che allontanassero gli spiriti maligni.

 

Un’arte che sopravvive nei secoli

Le conoscenze odierne sulla ceramica seminarese risalgono a manufatti dell ‘800 (i più antichi che si conservano). Ma è presumibile che le tipologie attestate in quel secolo ripetano forme, tecniche di invetriatura e decorazioni dei secoli precedenti. Purtroppo il terremoto del 1783 che rase al suolo il paese di Seminara ha lasciato un enorme vuoto nella ricostruzione storica di questa antica tradizione. Nel 2019 è stato inaugurato il moderno Museo della Ceramica di Seminara che ripercorre la storia di questa antica tradizione.

Tradizioni e sentimenti arcaici prendono forma

Tra le forme prodotte troviamo: anfore biansate (lancelle), boccali (cannate), spesso con ornati a rilievo (detti cuccumi), piccole brocche con becco (bumbuleji), orci a forma di riccio (porroni a riccio), borracce a ciambella, lanterne, bottiglie e fiasche antropomorfe (babbaluti), maschere grottesche (maschere apotropaiche), vasi da balcone (graste). Troviamo inoltre le borracce a forma di pesce che avevano uno scopo prettamente votivo in quanto destinate ai pellegrini che si recavano a venerare San Rocco a Rosarno. Per finire, una tipologia che possiamo definire quasi iniziatica, il “gappacumpari” (“bevi se puoi”): una brocca da vino con una serie di fori da cui può bere solo chi è molto abile.

Dove
Seminara

Seminara, 89028
Seminara (RC)

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