Sant’Eufemia: incastonato tra l’Aspromonte e il mare

Una lunga storia dall'antica Grecia alla solidarietà nord-sud

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La presenza di numerose tracce persistenti a vari livelli nell’attuale borgo fanno tutte convergere verso la certezza che Sant’Eufemia d’Aspromonte sia stato in antichità un nucleo abitativo fondato dai greci. Infatti, sono presenti influssi greci nel dialetto che si parla ancora oggi; il toponimo Mistra, centro dell’antico abitato e nome di città greca, inoltre lo stesso culto per la protettrice Santa Eufemia Vergine e Martire, è riconducibile alla santa originaria dell’antica colonia greca di Calcedonia. Il centro si è sviluppato nei secoli con il sorgere di numerosi monasteri di monaci venuti in Calabria fin dal 368; nell’alto medioevo si potevano contare centinaia di romitori e conventi nella sola provincia di Reggio Calabria. L’arrivo dall’oriente cristiano di numerosi gruppi di basiliani favorì il sorgere di molti monasteri nella zona: di Sant’Oreste, Santa Eufemia, San Luca e San Bartolomeo, il più importante fra questi. Sant’Eufemia, come tutta la Calabria del tempo subì prima la dominazione bizantina, e poi quella normanna e sveva; bersagliata dalle incursioni dei Saraceni rimase sempre ben salda grazie alla posizione sulle alture dell’Aspromonte a picco sul mare che ne favorirono l’avvistamento e la difesa. A testimonianza di questo periodo esiste, in località Meladoro, una grotta il cui toponimo “Grotta dei Saraceni” rievoca le continue scorribande del tempo. Nel 1283, i Piani della Corona furono teatro di battaglie tra gli Angioini e gli Aragonesi. Fra il 5 e il 7 febbraio del 1783, un terribile terremoto, ricordato nell’immaginario popolare con il nome di “U fracellu” (Il flagello), distrusse quasi completamente il borgo: morirono 945 abitanti dei 3160 che contava, con un danno quantificabile in 300 mila ducati. Stessa sorte toccò a molti eufemiesi nel terremoto 28 dicembre 1908: quando morirono 839 persone dei 6.285 abitanti del tempo. Gli abitanti del borgo allora furono aiutati dai milanesi, che costruirono numerosi gruppi di baracche e portarono soccorso in denaro e indumenti e costruirono una chiesa dedicata a Sant’Ambrogio.

Sant’Eufemia d'Aspromonte

L’antico monastero di San Bartolomeo

Un documento storico trovato nell’archivio di Stato di Napoli dall’eufemiese Antonio Melardi ne attesta l’esistenza già nel 1102. Successivamente le sue ricchezze, frutto del lavoro dei monaci e degli abitanti, attirarono l’interesse dei Ruffo di Sinopoli e il cenobio cadde sotto il loro dominio nel secolo XI. Il monastero fu distrutto dal terremoto del 1783. Oggi sono visibili i muri perimetrali, un portale con un capitello, un rudere detto “U Campanaru” e una fontana la cui acqua, proveniente dalla località Cellia, arrivava attraverso una condotta rudimentale costituita da due tegole sovrapposte

 

“Garibaldi fu ferito!”: Il museo garibaldino

Pochi conoscono l’ultima avventura militare vissuta nel 1862 in Aspromonte dell’eroe dei due mondi. Al grido di “Roma o morte” infatti, Garibaldi con i suoi fedelissimi vuole risalire la penisola per liberare Roma dal papa e dai francesi! Ma una trappola del neonato esercito italiano lo attende; il 29 agosto dopo lo sbarco in Calabria i garibaldini sono bloccati in Aspromonte, proprio nella grande pineta di Sant’Eufemia in località “Forestali”, Garibaldi viene ferito e arrestato dalle truppe dell’esercito regolare italiano. Il mausoleo, ricostruito nel 1965 in sostituzione del precedente, oltre ai resti dei cinque soldati e dei sette garibaldini caduti nel corso della battaglia, conserva una lapide commemorativa dell’evento e cimeli risorgimentali d’epoca.

Fortino di Serro di Tavola

L’area in cui ricade il fortino di Serro di Tavola è stata riconosciuta dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria “zona di interesse archeologico”. Il fortino, un terrapieno rettangolare rialzato rispetto alla quota del terreno circostante, risale al VI-V secolo a.C. e si trova in una posizione strategica per il sistema viario dell’antica Reghion, snodo di collegamento tra la Piana di Gioia Tauro e la polis fondata dai calcidesi.

 

Fontana di Nucarabella

La fontana, deve il suo nome ad un'antica storia d'amore avvolta nella leggenda vissuta da due giovani della zona nel XIX secolo. Clementina figlia di una nobile famiglia di Sant’Eufemia e un giovane proveniente da un’umile famiglia contadina; si incontrano, si conoscono, si amano all’ombra di un gigantesco albero di noce che con la sua ombra frondosa protegge il loro amore. Il luogo era ancora più idilliaco e ameno per la presenza dalla fonte che da allora porta proprio il nome di “nucara” nel dialetto eufemiese albero di noce “bella” dall'espressione detta dal giovane all'amata: "Questa nucara è bedra comu a tia" è nato il nome che tutt'ora possiede la fontana e la zona nella quale si trova.

 

Festa patronale

Sant’Eufemia, patrona, viene celabrata il 16 settembre,con spettacoli musicali, fuochi d’artificio e tradizioni locali, annunciati il 6 del mese con un grande falò.

38.264231446266,15.854730606079
Dove
Sant'Eufemia d'Aspromonte

, 89027

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