Bova, capitale della Calabria Greca

L’antica Chora, il borgo dei borghi

Bova è una cittadina dalle origini leggendarie: il mito vuole, infatti, che sia stata fondata dalla regina greca Oichista, la quale impresse a memoria perenne di ciò la pianta del suo piede sulla cima della rocca dove oggi sorge il Castello. Un borgo unico, per la sua storia, la sua cultura e l’architettura che attraverso i secoli ha lasciato importanti testimonianze. Bova è stata più volte annoverata tra i dieci borghi più belli d’Italia.

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Bova

Un’architettura affascinante

Si presume che Bova abbia avuto origine nel Neolitico, come testimoniano moltissimi reperti archeologici databili in quell’epoca rinvenuti nei pressi del Castello Normanno. Molte testimonianze scritte ci presentano una Bova normanna, araba e bizantina, culture affascinate dall’importanza del ruolo ricoperto in epoca greca, quando Bova era un centro fortificato tra le due poleis Reggio e Locri, e per la protezione che poteva offrire in caso di incursioni nemiche provenienti dal mare. Come la maggior parte dei comuni di questa zona della Calabria, anche Bova possiede una rocca fortificata che domina il Mar Jonio.

I resti del castello di origine normanna, che dominano il paese, conservano l’antico mito dell’ “Orma della Reggina”. Secondo la leggenda, infatti, se il piede di una fanciulla avesse combaciato perfettamente con quello della Regina fondatrice, la roccia si sarebbe aperta facendo scoprire a quest’ultima il tesoro custodito.

Divenuta diocesi autonoma al principio del X secolo, tale sede fu una delle ultime a essere latinizzate dalla chiesa cattolica, riuscendo a mantenere i riti greco-bizantini fino al XVI secolo (1572). Uno degli aspetti peculiari del borgo di Bova risale proprio a questo periodo, quando fu edificata la maggior parte dell’architettura che possiamo ammirare ancora oggi. A Bova è anche presente una preziosissima serie di sculture del Cinquecento, come la Vergine con bambino dello scultore Bonanno, custodita presso la Cattedrale di Santa Maria dell’isodia.

 

La Cattedrale di Santa Maria dell’Isodia e la Chiesa di San Leo

La cattedrale di Bova è situata in posizione apicale rispetto al resto del centro storico, ergendosi a stretto contatto con la punta rocciosa dell’antico castello, a simboleggiare i due poteri, laico e religioso, che per millenni hanno dominato tutta l’area.

Raggiungibile dalla piazza del Municipio attraverso le strette viuzze caratteristiche del borgo, la cattedrale presenta un impianto planimetrico di forma basilicale con tre navate, originato dal primo nucleo sorto nel IX secolo e successivamente ampliato e trasformato.

La navata centrale, con soffitto ligneo a capriate, si chiude verso oriente con un coro di forma allungata, situato ad una quota maggiore, cui si accede attraverso un’ampia scalinata. In fondo all’abside è collocato l’imponente altare sormontato da una nicchia in cui è conservata la statua della Vergine con Bambino. Le cappelle laterali si aprono lungo le due navate minori che terminano con le due ampie cappelle dell’Assunta e del SS. Sacramento.

Secondo i testi agiografici, San Leo nacque a Bova alla fine dell’XI secolo.

La Chiesa a lui dedicata a Bova venne costruita alla fine del XVIII secolo sui ruderi di una struttura precedente. Vi è al suo interno la cappella delle reliquie che custodisce le ossa della mano, dei piedi e del teschio del santo. Inoltre sull’altare maggiore è collocata una scultura in marmo bianco raffigurante San Leo, opera di pregevolissima fattura attribuita a Rinaldo Bonanno o Pietro Bernini (1582).

 

La lingua greco-calabra

Caratteristica peculiare di Bova è la persistenza della lingua greca (una forma dialettale che ha notevoli somiglianze con i dialetti di Creta e Cipro), fatto che, assieme agli altri borghi della Bovesìa (Gallicianò e Roccaforte ad esempio), rende questi luoghi patrimonio dell’umanità da salvaguardare.

Nel corso dei secoli diversi studiosi si sono occupati dell’origine di questo antico idioma greco. Alcuni ne sostengono un’origine bizantina, come Giuseppe Morosi (1844-1890), altri invece ne sostengono l’origine magno-greca. Proprio nel secolo scorso gli studi condotti dal famoso linguista tedesco Gerald Rohlfs (1892-1896) sulle comunità di parlanti della bovesia hanno spiegato scientificamente questa lunga durata dell'antica koiné. Da questo lavoro sono scaturite diverse pubblicazioni importanti come “Scavi Linguistici nella Magna Grecia”. Secondo Rohlfs la presenza di antichi dorismi nel lessico della lingua della Bovesìa la farebbe risalire inevitabilmente al periodo magno-greco (dove il dialetto parlato era quello dorico).

A Rohlfs, che scelse l'area grecanica come sua patria elettiva, Bova oggi dedica un grande museo linguistico etnografico dove è possibile vivere attraverso un'esperienza immersiva le varie tappe della storia del Grecanico.

Inoltre, per chi volesse conoscere questa meravigliosa lingua, alcune associazioni organizzano dei corsi estivi immersivi (To ddomàdi greco - La settimana greca) con lo scopo di farla conoscere a tutti e valorizzarla.

 

LO SAPEVI CHE?

A Bova, in Piazza Ferrovieri d’Italia, dal 1987 è possibile ammirare l’imponente locomotiva a vapore 740.054. Questa simboleggia e omaggia gli emigrati di Bova, andati via dal paese con i treni della Ferrovia Jonica, che passa lungo la costa jonica nella vicinissima Bova Marina.

Il legame con la tradizione

Bova conserva gelosamente tradizioni popolari e artigianali antichissime, tra cui la tessitura e la lavorazione del legno. Utilizzando metodi naturali per ricavare gli elementi da tessere da lana, lino, cotone e ginestra, le donne artigiane tessevano e ricamavano in antichi telai, producendo le bellissime coperte vuttane, tipiche della zona. Un altro aspetto particolare dell’artigianato di questa cittadina è sicuramente quello della lavorazione del legno, finemente intarsiato dai pastori del luogo a costruire telai e altri oggetti di uso quotidiano, ma soprattutto le musulupare: gli stampi utilizzati per produrre i formaggi tipici dell’Aspromonte.

Dove
Bova

Bova, 89033
Reggio Calabria

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