I Cuddhuraci

Una tradizione pasquale molto antica

La tradizione orale vuole che una versione salata dei cuddhuraci che conosciamo oggi sia stata portata dagli ebrei in fuga dall’Egitto, che tennero con sé del pane farcito con le uova. Nel corso dei secoli la ricetta si è ovviamente modificata e adattata ai tempi, per quanto gli ingredienti di base siano rimasti immutati: acqua, farina, zucchero.

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Più uova, più amore

Spesso le fidanzate (le zite) che vogliono seguire la tradizione preparano e regalano i cuddhuraci come pegno d’amore al promesso sposo nel giorno di Pasqua per mangiarli insieme il giorno seguente. Una volta sia la grandezza sia il numero di uova impiegate nella preparazione di questi dolci tipici variavano in egual misura all’importanza della persona cui erano destinati: si poteva arrivare a impasti contenenti più di 100 uova.

LO SAPEVI CHE?

I cuddhuraci non vanno confusi con i cuddrurieddri, ciambelline di farina e patate fritte, sempre consumate durante il periodo pasquale.

Le varie forme del biscotto

I cuddhuraci, modellati in varie forme pasquali, dal cestino al cuore, dalla gallina al pesce o alla colomba, sono composti principalmente da farina, lievito, zucchero, olio o strutto, latte, scorza di limone e ovviamente uova, da collocare al centro del biscotto. Nel passato venivano osservate strette regole sul consumo dei cuddhuraci: alcune forme potevano essere consumate solo dalle donne, altre da uomini in accompagnamento a un bicchiere di vino.